Un approccio realmente basato sui diritti umani per il nostro futuro post-pandemia: spunti su Covid-19 e HRBA

Quando molti governi sono ancora disposti a commerciare le vite dei soggetti vulnerabili per i guadagni economici dei più ricchi, vi è ancor più bisogno di un approccio basato sui diritti umani nel nostro mondo post-pandemia.




La pandemia da COVID-19 ha cambiato il mondo che conoscevamo. Ha spinto molti Paesi verso crisi sanitarie, economiche e sociali[1].

Lungi dall’essersi esaurita, la crisi presenta comunque opportunità per le singole società, per gli Stati e per il mondo intero di ripensare e “costruire un nuovo migliore”. Per poterlo fare realmente è necessario porre la vita umana e i diritti umani al centro delle politiche pubbliche, del diritto, dei programmi e delle pratiche attraverso un approccio autenticamente basato sui diritti umani.

Nel reagire alla pandemia, la scelta principale per i governi era tra due alternative: introdurre severe misure anti-COVID precipitando in una crisi economica immediata e brusca, o adottare misure anti-COVID più leggere e meno invasive, puntando sull’auspicato obiettivo della “l’immunità di gregge” e cercando di preservare il dinamismo dei sistemi economici.

Seguendo la linea delle misure rigorose, le perdite derivanti dal rallentamento economico porterebbero a meno morti nell’immediato dando ai governi il tempo di ripartire i costi economici conseguenti in modo equo ed uniforme su tutta la popolazione attraverso misure economiche di emergenza, seguite da tasse e ripresa.

Se, nel 2020, molti governi sono ancora disposti a commerciare le vite dei vulnerabili per i guadagni economici dei più ricchi, allora è giusto chiedersi se l'Agenda 2030 sia moralmente fallita.

Secondo lo scenario delle misure più blande, invece, le perdite economiche presumibilmente ridotte sarebbero compensate da più vite perdute a breve termine ma con un auspicato guadagno a lungo termine. Gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Svezia e il Brasile, i paesi con regimi “lassisti” COVID-19, hanno tra i più alti tassi di mortalità COVID-19 per milione a livello regionale e globale; è un carico di sofferenza che nel breve termine sicuramente accusano.

Mentre le "vite aggiuntive" che si perdono nei paesi con misure anti-COVID più lasche sono pagate in modo sproporzionato dai più vulnerabili, il "risparmio" economico viene raccolto da quell’1% della popolazione che controlla l'economia. Non solo questa distribuzione è palesemente ineguale e ingiusta, ma non tiene conto dei valori fondamentali della dignità umana e dei correlati principi giuridici.

È diventato abbondantemente chiaro che le politiche governative in risposta al COVID-19 producono effetti negativi sproporzionati sui diversi gruppi. Queste hanno messo a nudo le disuguaglianze preesistenti e ne hanno esacerbate molte. Anziani in strutture di assistenza a lungo termine, persone con disabilità in istituzioni specializzate, poveri e detenuti sono tra le molte persone gravemente colpite dalla diffusione del COVID-19, insieme a popoli indigeni, migranti, rifugiati e minoranze. Molte donne si sono ritrovate con un reddito ridotto, un aumento degli oneri di cui al sostegno familiare per l’infanzia e l'istruzione, ed inoltre affrontano maggiormente casi di violenza domestica.

Vale la pena ricordare che il 2015 è stato caratterizzato dall'adozione dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, proclamando il grande obiettivo di "non lasciare indietro nessuno". Eppure, la crisi del COVID-19 ha messo in luce la fragilità di questa aspirazione. Se, nel 2020, molti governi sono ancora disposti a commerciare le vite dei vulnerabili per i guadagni economici dei più ricchi, allora è giusto chiedersi se l'Agenda 2030 sia moralmente fallita.

In tutto questo, i diritti umani sono stati troppo spesso ripensati. Nondimeno, l’evoluto corpus di norme e standard in materia di diritti umani, insieme a pratiche e opzioni efficaci per la governance, può fornire le risposte giuste. Per questo, i diritti umani devono entrare nell’agenda pubblica come principale struttura organizzativa sotto forma di un approccio profondo e genuino che su di essi si basa (Human Rights Based Approach - HRBA).

L’HRBA non è un’idea nuova. È emersa 20 anni fa condividendo alcuni elementi comuni con l’impostazione dello sviluppo umano propugnata da Amartya Sen e l'idea di “allargare le capacità dell’uomo”.

Le Nazioni Unite definiscono l’HRBA come quadro strategico per il processo di sviluppo umano che si fonda normativamente sulle norme internazionali in materia di diritti umani e che è orientato operativamente alla promozione e alla tutela dei diritti umani. 

Sulla base dell’HRBA, la politica pubblica e lo sviluppo sono concettualizzati in termini tali da fornire agli individui la scelta garantita dei diritti umani che si traducono in opportunità e mezzi per l’auto-realizzazione. Si tratta di un obbligo dello Stato e di una funzione centrale delle autorità pubbliche, con i corrispondenti diritti degli individui e dei gruppi di esigere il rispetto di tali compiti.

Inoltre, l’HRBA richiede un'azione prioritaria per i più vulnerabili per soddisfare il succitato imperativo etico di “non lasciare indietro nessuno”.

Infine, l’HRBA pone gli stessi titolari dei diritti al volante dell'azione come agenti primari nel processo decisionale e nello sviluppo: "Niente su di noi, senza di noi!"

Per questo, i diritti umani devono entrare nell’agenda pubblica come principale struttura organizzativa sotto forma di un approccio profondo e genuino che su di essi si basa (Human Rights Based Approach - HRBA).

L'HRBA può offrire una direzione chiara e convincente sia per le misure in corso che per quelle successive al COVID-19. Fornisce una guida per le politiche da svolgere, promuovendo l'uguaglianza e la dignità come valori più alti e nobili. Indirizza azioni mirate e disaggregate per supportare coloro che stanno dietro. Richiede, infine, che le persone particolarmente o largamente colpite siedano al tavolo per incidere nel processo decisionale.

Purtroppo, nella crisi prevalente, l'HRBA non è stata applicata né negli scenari di misure rigorose né in quelli lassisti. Certo, un HRBA applicato in modo completo comporta una certa complessità e richiede determinati tempi, in particolare per realizzare processi decisionali partecipativi ed inclusivi. Esso è stato criticato per la mancanza di specificità, l’insufficienza dei parametri di misurazione, e per l'efficacia non ancora dimostrata. Ma, alla prova dei fatti, non è probabilmente più complesso né richiede i tempi delle consuete pratiche e, al contrario, presenta il notevole vantaggio di essere sostenuto da un corpus sostanziale di norme ampiamente concordate.

Ciò che, invero, manca è uno sforzo deciso e globale per la sua applicazione. Per esempio, se l’HRBA fosse stato utilizzato immediatamente quando il COVID-19 ha sferrato i suoi primi colpi, le misure preventive sarebbero state attivate abbastanza presto a livello locale; le strutture di cura per gli anziani non sarebbero state “dimenticate”; le misure speciali per alleviare gli oneri interni, le violenze e le tensioni sociali sarebbero state attuate rapidamente e le misure economiche di emergenza avrebbero avuto un’attenzione e un impatto diversi.

L'HRBA non crea “nuovi” diritti umani, né richiede l'adozione di nuovi strumenti o addirittura extra-budget. Inoltre l'HRBA non pretende di essere una panacea. L'HRBA consiste nell'infondere pieno significato e vitalità agli standard sui diritti umani vecchi di decenni e quasi universalmente adottati, portandoli dalla marginalità dei dibattiti specialistici o degli slogan popolari alla cabina centrale di regia del processo decisionale e della governance globale, nazionale e locale.

Il vero HRBA, con tutti i suoi elementi chiave – obiettivi in ​​materia di diritti umani, azione prioritaria sui soggetti vulnerabili secondo il "non lasciare indietro nessuno" e la rilevanza primaria dei titolari dei diritti ("niente su di noi, senza di noi") – deve essere adottato a ogni livello di governance. Ciò implica nuovi meccanismi di processo decisionale inclusivo e partecipativo, di condotta e responsabilità, con cambiamenti negli atteggiamenti e promozione di leadership responsabile. Implica un approccio a livello di sistema, più della semplice etichettatura "diritti umani" o anche "integrazione dei diritti umani". L'HRBA non intende rendere i diritti umani un elemento o una dimensione nei processi tradizionali ma si tratta di renderli quadro fondamentale e  base per l'intero processo di organizzazione e sviluppo socio-politico.

L'HRBA può salvare vite umane, migliorare il benessere e contribuire alla pace e allo sviluppo sostenibili. Perseguito con determinazione e applicato sistematicamente, l'HRBA aiuterà ogni Società, Stato e Comunità internazionale a "ricostruire meglio". È necessario applicarlo.

 

[1] Le idee che hanno ispirato il presente contributo, la cui pubblicazione è stata anticipata in altre lingue su OpenGlobalRights, sono frutto di una proficua discussione con il Prof. David Petrasek, cui gli autori sono grati per la sua dedizione ed attenta guida nel pensiero e nella ricerca sui diritti umani e alla cui memoria lo scritto stesso è dedicato.

 

 

ORIGINALLY PUBLISHED: September 15, 2020

John Packer, Professore di International Conflict Resolution e Direttore del Centro di Ricerca ed Educazione sui Diritti Umani dell’Università di Ottawa

Slava Balan, PhD candidate nell’Università di Ottawa.


 

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